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Non mi succedeva da tempo. Non mi succedeva da tempo di mettere da parte tutto per qualche ora. Staccare da tutto e tutti. Fregarmene delle conseguenze. Fregarmene del diluvio. Dell’alta marea. Questa mattina ho deciso che ci sarei stato solo per me stesso. Che se c’era da prendere il diluvio universale, me lo sarei beccato lo stesso. E non per fare uno scatto speciale. Ma per far respirare tutto quello che ho dentro. Che cambia di continuo. Che si evolve e che mi stimola a crescere.

Quando lasci spazio ai tuoi pensieri, poi capita che le foto arrivano comunque. Forse proprio perché cambi prospettiva. Forse perché guardi le stesse cose di sempre con occhi diversi.

Così è capitato di sedermi sui gradini della casupola che si trova ai piedi del Molo Audace a Trieste. L’ho fatto milioni di volte in questi anni. Ma credo di non essermi mai abbandonato con la testa contro lo stipite della porta. Credo di non averlo mai fatto con tanta tranquillità, soprattutto visto il diluvio che stava iniziando. Nonostante fossi in scooter e magari avrei dovuto approfittare degli ultimi minuti buoni per scappare. No, sono rimasto lì. La gente che passa non la vedevo nemmeno perché stavo guardando oltre.

In questo clima è arrivato questo scatto. Lo sto amando come lo state amando Voi.

Sappiate che non state guardando uno scatto, ma una parte di me. Una parte di ciò che sono oggi. Una parte della mia anima.

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